Business etiquette: le regole basilari per mantenere un atteggiamento corretto in ambito professionale.

Si fa presto a definirsi rampanti, salvo poi scadere in atteggiamenti che comunicano qualcosa di molto diverso. Sapersi comportare infatti, è alla base del saper vivere, e questo vale in qualsiasi ambito, anche in quello lavorativo in cui a maggior ragione la componente del saper fare viaggia di pari passo a quella del saper essere.

C’è chi sostiene che rendersi apprezzati e gradevoli sia una dote innata, un talento naturale acquisito dalla nascita, in realtà non è così perché di fatto, ciò non dipende dall’intelligenza o dal fascino, piuttosto dalla spontaneità, dall’onestà, dall’empatia e dall’educazione, tutte cose su cui poter lavorare per ottenerle.

Ecco dunque i comportamenti giusti da adottare per dare il meglio di sé nel contesto lavorativo:

Salutare sempre – la prima regola di buona educazione e rispetto. È importante salutare tutti, anche le persone che non si conoscono perché è una forma di cortesia.

Sorridere – rappresenta il gesto del corpo vincente per ben predisporre l’interlocutore nei nostri confronti.

Essere puntuali – l’indice di professionalità e serietà parte proprio dalla puntualità. Arrivare in ritardo ad un appuntamento significa dare una pessima immagine di sé oltre che non mostrare rispetto per chi ci sta aspettando. Se dovesse capitare per cause di forza maggiore è importante avvisare telefonicamente la persona che dobbiamo incontrare specificando a che ora potremo raggiungerlo e nel caso di sua indisponibilità, spostare l’appuntamento in altra data facendo le opportune scuse ovviamente.

Presentarsi in maniera corretta – tutte le volte che ci presentano qualcuno è buona norma alzarsi in piedi (vale anche per le signore) e pronunciare il proprio nome e cognome in modo che la persona in questione possa sapere chi siamo e riconoscerci. A seguire la stretta di mano, che deve essere breve ma sostenuta. Bandita la mano aperta e molliccia, segno di scarso interesse ed inaffidabilità.

Non guardare il cellulare – pessima abitudine quella di appoggiare il cellulare sul tavolo o tenerlo in mano guardandolo incessantemente (ammesso di aver avuto la buona creanza di silenziarlo). Un segno di grande maleducazione che comunica all’interlocutore in maniera palese che non si è affatto concentrati sull’argomento di cui si sta parlando. Nel caso in cui fossimo in attesa di una telefonata importante basta dirlo, così nessuno si irriterà per un simile comportamento.

Non mantenere la distanza fisica – invadere troppo lo spazio fisico dell’interlocutore o continuare a toccarlo durante una conversazione con insistenza neanche fosse un touch screen, è estremamente sgradevole. Ogni individuo infatti, possiede un’area dai confini invisibili attorno al corpo, uno spazio personale all’interno del quale non possono accedere tutti allo stesso modo e se pensiamo al tipo di relazione che potremmo avere in ambito professionale risulta chiaro che faremo riferimento ad una distanza così detta sociale, pari alla lunghezza di un braccio.

Non essere protagonista – voler essere a tutti i costi al centro della scena e cercare di catturare l’attenzione altrui a tutti i costi è la cosa peggiore che si possa fare per risultare ridicoli e mettersi in cattiva luce. Le persone con cui entriamo in contatto, soprattutto se si tratta di lavoro, apprezzano chi si dimostra affidabile, serio, razionale, non certo istrionico.

Vestirsi in modo adeguato – non mi stancherò mai di ribadirlo, l’outfit lavorativo non deve essere assolutamente sottovalutato perché anch’esso comunica chi siamo (leggi l’articolo L’ARMADIO SMART DELLA DONNA IN CARRIERA  https://www.ritadellomo.it/articoli-sul-matrimonio.aspx?id=61#contenuto). Andare ad un appuntamento di lavoro vestiti in maniera inadeguata e poco curata, fa sì che veniamo percepiti come poco professionali e scarsamente affidabili.

Non avere pregiudizi - Avere una mentalità ad ampio respiro aiuta ad entrare in relazione con gli altri in maniera costruttiva oltre a favorire una visione della realtà più aperta al cambiamento, più ricettiva alle nuove idee e in generale alle nuove esperienze.  Consente di essere tolleranti, intraprendenti, adattabili ed in generale, più rispettosi del prossimo.

E per finire…qualche pillola che potrà tornarvi utile durante un pranzo di lavoro

1)      Evitare tutti gli eccessi: parlare troppo, ridere troppo, adottare un abbigliamento non consono. Purtroppo, nel mondo del lavoro regnano ancora troppi pregiudizi infondati sulle donne, per questo motivo, è opportuno prestare la massima attenzione a tutti quei segnali non verbali che possono indurre i nostri interlocutori ad interpretazioni fuorvianti.

2)      Evitare di augurare “Buon appetito”: il fine di un pranzo di lavoro non è quello di nutrirsi, ma quello di migliorare la conoscenza e guadagnarsi il riconoscimento sociale e professionale.

3)      Mantenere una postura composta: il che si traduce in schiena dritta, gomiti accostati al corpo e non sul tavolo, il tutto fatto con estrema naturalezza per non dare la sensazione di essere ingessati.

4)      Posizionare le posate correttamente: se si interrompe il pasto per parlare, le posate andranno appoggiate all’interno del piatto, non incrociate, con i manici sui bordi. Finito di mangiare si collocano parallele nel piatto con i manici rivolti al commensale.

5)      Occhio al tovagliolo: va aperto e messo sulle ginocchia appena ci si siede così da poterlo utilizzare al bisogno. Alla fine del pasto si appoggia così com’è (senza ripiegarlo) alla sinistra del piatto prima di alzarsi.

6)      A proposito dei bicchieri: mai alzarli per farsi versare da bere e se possibile evitiamo di lasciare sul bordo l’impronta del rossetto (sempre in nome della sobrietà).

7)      Cosa dire: saper gestire la conversazione tra le varie portate rispettando il ritmo del pranzo diventa fondamentale, per potersi concentrare sul proprio interlocutore e scambiare informazioni che favoriscono la conoscenza reciproca al fine di arrivare con tranquillità al momento migliore per parlare di business, ovvero la fine del pasto.  Potrebbe però capitare che l’ospite introduca l’argomento prima, ecco perché è importante essere flessibili in tal senso.  

8)      A proposito del menù: se si tratta di un pranzo che viene offerto non si possono assolutamente ordinare i piatti più costosi del menù, meglio osservare le scelte dell’ospite e fare altrettanto, ordinando le stesse portate per non metterlo in imbarazzo. Inoltre, il conto, secondo il bon ton aziendale, deve essere pagato da chi ha effettuato l’invito senza differenza di sesso.

 

È tutto chiaro? Ora saprete perfettamente come attingere in maniera impeccabile dal mare magnum dei costumi da adottare nel mondo del lavoro! Se vi sorgono altri dubbi, non esitate a chiedere, cercherò di rispondere ai vostri dilemmi in men che non si dica!

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