Wedding planning e Covid-19: le mie riflessioni.

Torno a scrivere dopo un lungo periodo in cui la mia penna aveva esaurito il suo potenziale. In effetti ciò che è capitato all’umanità in questo tanto atteso 2020, ha sparigliato tutte le carte in tavola e dopo un primo momento di sopraffazione, ovvia conseguenza, applicare ancor più concretamente le capacità di problem solving si è rivelata l’azione più logica e naturale che si potesse compiere.  

Ora sarà chiaro a tutti, almeno spero, che la figura del wedding planner spesso considerata inutile finché fila tutto liscio, anche se quel “liscio” è figlio del saper far bene il proprio lavoro, (ma questo molto spesso non viene percepito) non è poi così superflua come si potrebbe pensare. È bastato infatti, interfacciarsi ad un evento drammatico come quello della pandemia per comprendere l’importanza di questo ruolo. 

Ebbene sì, siamo state il vero supporto (anche psicologico) delle coppie che avrebbero dovuto sposarsi in questa stagione, abbiamo gestito le loro paure di perdere i soldi versati ai fornitori (infondate, ma mettiamoci nei loro panni), li abbiamo rassicurati sul fatto che rimandare le nozze non avrebbe cambiato nulla a parte la data, abbiamo rappresentato il punto di riferimento attivo per i nostri futuri sposi e per le loro famiglie in un momento particolarmente delicato e destabilizzante, che in molti casi ha visto purtroppo anche la perdita di persone care. Il tutto, mentre il nostro fatturato scemava, il comparto eventi subiva una picchiata all’azzeramento mai vista prima ( che per altro ancora perdura) e le previsioni per il nostro futuro professionale mostravano uno scenario tutt’altro che incoraggiante.

Raccogliere ed affrontare una sfida così critica, continuando a mantenere l’umore alto ed il miglior sorriso, nonostante l’incertezza, si può tradurre in un solo modo: avere gli attributi, eh sì, abbiamo dimostrarlo di esserne dotate e credo che molte colleghe possano identificarsi in ciò che sto scrivendo con grande fierezza.

Sebbene sia riuscita a rimandare di un anno le cerimonie più impegnative,  parlo ovviamente dei matrimoni, ed in questo mi riconosco la capacità di essere stata particolarmente lungimirante nel consigliare le mie coppie, non nascondo di essere stata vittima di un momento di prostrazione, del resto capita a tutti dopo aver affrontato e fronteggiato un accadimento così desolante, non siamo macchine. Ovvio, non potremmo mai essere paragonati o addirittura competere con chi si è trovato a rischiare la propria vita in prima linea, sarebbe sciocco elevarsi in tal maniera, ma abbiamo avuto le nostre difficoltà. Oltre a gestire le frustrazioni degli sposi infatti, smontare con razionalità la mole di consigli a loro dispensati da parenti ed amici, che per l’occasione si sono magicamente trasformati in medici, legali, virologi, psicologi, funzionari dell’OMS e chi più ne ha più ne metta, si è rivelato particolarmente difficile e sfiancante.

Un periodo che ci ha messi a dura prova, nel lavoro e nella vita in generale. Ci siamo fermati, e questo ci ha dato modo di riflettere a lungo, ridefinire le priorità, accogliere sfide importanti per gli anni a venire. La cosa positiva, per quanto mi riguarda è che ho potuto prendermi del tempo per rispolverare un paio di progetti che avevo nel cassetto ed è un piacere quotidiano vederli pian piano prendere forma. La chiamano resilienza, ma preferisco definirla voglia di andare avanti e farcela massimizzando tutte le mie risorse.

Imparare ad avere un un atteggiamento positivo, cambiare il proprio mindset è vincente a prescindere perché ci permette in primis di guardare avanti oltre che definire nuovi obiettivi e trovare la forza per raggiungerli, una forza che dobbiamo ricercare in noi stessi, perché non c’è associazione di settore, istituzione o tantomeno forza politica in grado di farsi portavoce delle difficoltà che stiamo vivendo e risolverle, se non per raccogliere fondi o consensi. Non illudiamoci nutrendo false speranze, o confidando negli incantatori, anche in questo siamo soli come quando nasciamo, dunque c’è solo una soluzione: rimboccarsi le maniche, mettere in moto le sinapsi in tutta la loro potenza e far fruttare al meglio le competenze trasversali che un wedding planner deve necessariamente avere per fare questo lavoro per ridisegnare il proprio modello di business, ma non nell'intimità del proprio orticello (non andrete da nessuna parte), al contrario facendo rete, condividendo nuove idee in sinergia. Solo così immagino si possa superare la complessità di questo periodo, in attesa di spiccare di nuovo il volo verso un'auspicabile ripresa. 


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